L’arte dietro un paio di occhiali 👓🕵️‍♂️

Partirei con la rappresentazione di un immagine tanto surreale quanto esplicativa della direzione che l’arte ha preso.

È successo al Moma di San Francisco, nel museo di arte Moderna più importante della città, un ragazzo di 17 anni ha deciso, probabilmente senza motivazioni troppo profonde, di lasciare per terra un paio di occhiali e filmare i visitatori che, credendo di ritrovarsi di fronte ad un opera importante hanno iniziato di contemplarla oltre che di scattare qualche foto.

Mi sono chiesto il perché andiamo a vedere l’arte moderna, perché non ci piace, perché non la capiamo o perché ne siamo innamorati. Ma soprattutto dove risiede il bello?

Se ci pensiamo nella storia abbiamo avuto artisti con la necessità di valorizzare la realtà o il bello esteriore, tentando di capire cosa il “bello” rappresentasse, c’era chi pensava che gli oggetti andassero rappresentati così come sono, chi ha tratto ispirazione dal bello antico, dal bello della conoscenza, dei paesaggi, della donna e così via. Poi, con l’arrivo di artisti come Picasso, ma non solo è subentrata una visione diversa, un coraggio nel rappresentare una forma distorta della realtà e la conseguente accettazione del pubblico.

Con la nascita dell’arte contemporanea, gli artisti non si focalizzano più sul disegno di “bello”, ma sulla bellezza dell’immagine mentale, trovando sensazioni forti nei messaggi nascosti di critica, nel concetto, nella libertà di interpretazione. È l’astratto che divide il pubblico, una frangia critica la mancanza di correlazione diretta tra messaggio ed immagine, l’altra vede nel percorso sinaptico dietro la creazione il “bello” ed ama pensare che il proprio cervello sia riuscito a leggere il messaggio.

Io sono dell’idea che ogni situazione vada interpretata, ma che la capacità di creare un mondo dietro l’opera aldilà dell’artista che l’ha progettata non sia da tutti. Viviamo nel mondo dei social, abbiamo soluzioni per tutto, ci basta digitare sulla barra di ricerca la parola chiave e si hanno le risposte per tutto o quasi.

Quel quasi è il punto cardine del discorso, le emozioni trasparenti non tutti le vedono, se nascondiamo un concetto, per esempio, dietro un quadro con due colori non tutti saranno in grado di captarlo, ma la felicità dell’artista è che almeno una tra le persone che lo hanno guardato abbia avuto accesso al suo cuore, creatore di emozioni e concetti.

La linea borderline che divide una grande opera contemporanea dal buttare due elementi per guadagnare qualche spiccio fingendo voli pindarici mentali mai esistiti è davvero sottile.

Per quanto mi riguarda separo le due cose, voglio emozionarmi, perciò provo a valutare ogni situazione in maniera soggettiva, non sono un esperto di arte, anzi, non mi sento in grado di giudicare l’artista in quanto tale, ma nella sua capacità di arrivare. Capisco i visitatori di San Francisco che si sono trovati davanti quegli occhiali, loro erano lì alla ricerca di emozioni e significati, ed il paio di occhiali poggiato per terra poteva tranquillamente essere parte di un opera contemporanea.

Giudico il mondo per quello che mi trasmette.

#LittlesNation

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